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sabato, 02 settembre 2006

Bob Dylan - Modern Times (2006)



MODERN TIMES

Dylan e noi

E' bello sapere che alcuni artisti non si fermano mai. Che non vogliono vivere di rendita, nonostante l'ispirazione abbia i suoi alti e bassi. Dylan è uno di questi artisti. Per molti è l'Artista, il Poeta, il Menestrello, il qualcosa sempre con la maiuscola. Ancora una volta, eccolo qua con il suo cappellaccio schiacciato in testa e la sua chitarra, davanti a qualche palco, nella sua infinita tournee, pronto a cantarci vecchi inni e nuove idee. La sua voce gracchia ruvida e scura. Come sempre sta un po' lontano dal microfono, si avvicina con due passi, pronuncia una frase, si allontana di nuovo. Oppure se ne sta nascosto dietro al pianoforte, abbarbicato sullo sgabello.

A volte prova anche a cantare. Come in questo attesissimo "Modern Times", con la copertina in bianco e nero e i testi a colori. La voce tenta di farsi levigata, la musica è sempre quella, rock, blues, folk jazzato che profuma di legno antico come la credenza del nonno. E in mezzo a tanto, professionalissimo mestiere ("Rollin' And Tumblin'", "Beyond The Horizon" per dirne due), può capitarci di ascoltare qualcosa di trascinante (l'apertura "Thunder On The Mountain"), di liricamente emozionante (la vibrante "Workingman's Blues #2", "Spirit On The Water", "Nettie Moore"), e purtroppo anche di leggermente noioso ("When The Deal Goes Down", "Ain't Talkin'") o addirittura evitabile ("The Levee's Gonna Break"). Comunque noi saremo lì ad aspettare, a precipitarci al negozio di dischi, a scartare ansiosamente la plastica del cd, sempre troppo difficile da aprire, saremo pronti ad immergerci nella fantasia del Menestrello con la M maiuscola, ad ascoltare le sue storie e le sue poesie, ad immaginare pagine scritte di getto, strofe mezze cancellate, parole sostituite con altre... saremo sempre lì ad amare Dylan perchè è Dylan, e questo ci basta. E' Dylan, e parla del tuono sulla montagna e dello spirito sull'acqua, della nebbia e della pioggia notturna, della luna, dell'orizzonte, del sole, dell'arcobaleno, fa' il mestiere che ogni poeta dovrebbe fare, cioè guardarsi attorno e scrivere di quello che vede, e di come questo lascia una traccia negli occhi, qualche volta anche nelle ossa. Non è importante che il disco sia bello o no, che le canzoni siano memorabili, infuocate o un po' spente: è importante che Dylan parli, o canti, perchè la sua voce è come un fango che si è formato nella tradizione, è scivolato attraverso i decenni, ha impiastrato un po' tutto, e ci piace sapere che sporca ancora, certo meno di prima.

"Thunder on the mountain, fires on the moon
There's a ruckus in the alley and the sun will be here soon
Today's the day, gonna grab my trombone and blow
Well, there's hot stuff here and it's everywhere I go

(...)

Feel like my soul is beginning to expand
Look into my heart and you will sort of understand
You brought me here, now you're trying to run me away
The writing's on the wall, come read it, come see what it say

Thunder on the mountain, rolling like a drum
Gonna sleep over there, that's where the music coming from
I don't need any guide, I already know the way
Remember this, I'm your servant both night and day

The pistols are poppin' and the power is down
I'd like to try somethin' but I'm so far from town
The sun keeps shinin' and the North Wind keeps picking up speed
Gonna forget about myself for a while, gonna go out and see what others need"


da "Thunder On The Mountain"
(testo tratto da Maggie's Farm http://www.maggiesfarm.it)

E ora godetevi "Workingman's Blues #2" oppure guardatevi la pubblicità di "Modern Times"

Feel-Glass aka Dune Buggy
postato da: feelglass alle ore 09:56 | link | commenti (2) | commenti (2)(popup)
categorie: bob dylan
venerdì, 01 settembre 2006

Bob Dylan - At Budokan (live in Japan, 1978)



DANCE BENEATH THE DIAMOND SKY
ovvero la festa del Menestrello


Prima di raccontare il disco voglio sommariamente parlarvi dei gusti musicali di alcuni amici. Se volete potete anche saltare tutto il primo paragrafo, ma secondo me aiuta a capire l'eccezionale portata di questo lp.
Il Capitano è un ragazzone alto e sportivo, simpatico, leale e altruista: i suoi interessi musicali sono concentrati su Davide Van De Sfroos, il grande folksinger laghee, e gli Oliver Onions, cioè quelli "delle musiche di Bud Spencer e Terence Hill". La sua serata ideale è passeggiare per il corso guardando le vetrine della Geox, la scarpa che respira.
Il Black Rider è molto istruito e sicuro delle sue ampie conoscenze su svariati campi umanistici e scientifici: ha gusti un po' più vari, la sua collezione di cd spazia dai Pink Floyd ai Blues Brothers, da De André ai Black Sabbath, dai tamburi del Bronx al reggae. Il genere che apprezza di più è l'hard rock coniugato al blues. La sua serata ideale è stare seduto in qualche locale baudeleriano davanti a un bicchierino di assenzio.
Infine viene l'Edera, studia beni culturali e ha interessi musicali più vicini ai miei, in particolare ama il pop-rock raffinato di Bowie e Queen e il minimalismo elettronico dei Kraftwerk e Sigur Ros, nonché la dolce oscurità di Nick Cave. Prova una (non tanto) vaga antipatia per Bob Dylan e simili e la sua serata ideale è riposarsi sul divano con un buon tè all'arancia e cannella oppure curiosare tra le bancarelle di qualche festa di paese.

Ora torniamo al nostro menestrello di Duluth: questo è uno dei pochi dischi che posso far girare tranquillamente in macchina se ho con me questi tre personaggi.
Secondo me Dylan ci ha preso in giro fin dal principio della sua carriera, e qui lo dimostra in modo assolutamente brillante, perché non solo riarrangia tutti i suoi brani più famosi, ma lo fa in modo scherzoso e, strana parola riferita al cantante, DIVERTENTE.
L'impegno è lasciato ai testi, inutile dire tra i più belli della storia dell'umanità, perché per il resto questo concerto del 1978 è una celebrazione della libertà di (lo ripeto) divertirsi trasformando le proprie creazioni. Gli strumenti che spiccano maggiormente sono la chitarra elettrica, i sassofoni e le voci delle coriste che ricamano fantastici orpelli intorno alla potente esecuzione vocale di Dylan.
La festa inizia con il martellante riff di "Mr.Tambourine Man", si passa al folk da ballo campestre di "Love Minus Zero" e dopo il blues elettricissimo di "Ballad Of A Thin Man" ascoltiamo il reggae di "Don't Think Twice". "Maggie's Farm" è un delirio di fiati e cori e i sassofoni spadroneggiano in "Like A Rolling Stone".

Il secondo disco invece si apre con una dolcissima ninnananna gospel dal titolo "Blowing In The Wind", che lascia il posto ad una altrettanto tranquilla esecuzione in minore di "Just Like A Woman", uno dei miei brani preferiti. "Oh Sister" diventa una narrazione blues per basso e voce e "All Along The Watchtower" è un glam-soul gonfio di orpelli e luminosi duetti di chitarra e violino. Flauto e voce rendono scarna e più romantica "I Want You", mentre si ritorna al glam giocoso e roboante con "All I Really Want To Do". Ritorna il flauto su un ritmo reggae in "Knocking On Heaven's Door" e assordanti riff hard rock in "It's Allright Ma". Questa magnifica celebrazione del rock si chiude con "The Times They Are A-Changing" che, prima essenziale poi grandiosa, combina i maggiori marchi di fabbrica del live, cioè i cori e i sassofoni.

Dylan continua a rielaborare e riscrivere la sua musica da capo per ogni tour, ma non so se è mai tornato a tale complessiva potenza vocale e orchestrale…
…ma almeno io so cosa far ascoltare in macchina ai miei esigenti amici senza che nessuno si lamenti!


Qui potete vedere "Masters Of War" eseguita dal vivo nel 1978, mentre quo e qua potete trovare "Mr. Tambourine Man" e "Love Minus Zero/No Limit" tratte da questo live.

Feel-Glass aka Dune Buggy
postato da: feelglass alle ore 20:38 | link | commenti (1) | commenti (1)(popup)
categorie: bob dylan