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lunedì, 20 novembre 2006

Eels - Daisies Of The Galaxy (2000)




UN BELLISSIMO GIORNO PER IL SIGNOR E
ovvero le luci non intermittenti di un mazzolin di fiori galattico


Ho tra le mani "Daisies Of The Galaxy", disco degli Eels uscito qualche giorno dopo il mio 19esimo compleanno (maggio 2000). Allora non conoscevo ancora questo gruppo, ma penso che il disco in questione avrebbe illuminato un po' di più quella giornata. Mia madre aveva organizzato una festa a sorpresa quella sera, e ovviamente l'ultima cosa di cui avevo bisogno era essere circondato dal vociare della parentaglia, troppo rumoroso per me e per il maggio milanese. Se avessi avuto con me questo album, penso che mi sarei ritirato in sordina nella mia palude (come confidenzialmente chiamo la mia stanza), avrei aperto la custodia e fatto girare nello stereo questo capolavoro, tanto per usare una parola riduttiva e banale.

Ai tempi non conoscevo gli Eels, ma adesso sì, quindi apro ora la custodia, estraggo con delicatezza il cd e mi faccio coinvolgere dalle luci, ancora non intermittenti, della musica del signor E coadiuvato dagli amici Peter Buck (R.E.M.), Lisa Germano e Grant Lee Phillips (un po' meno amico Bush che si era infervorato sulla discordanza tra la copertina e i contenuti).
La semplicità e la ridondanza si stringono la mano in "Grace Kelly Blues", dove si alternano momenti acustici e fiati orchestrali: grazie a questa eccezionale apertura il rumore nel resto della casa inizia ad affievolirsi, e manca poco per isolarmi del tutto ed entrare del mondo delle Anguille. La strada verso questo mondo è fatta dai ciottoli ritmici dell'organo di "Packing Blankets" e dall'acidità in stile "Electro-Shock Blues" di "Sound Of Fear". L'apparenza scanzonata di "I Like Birds" porta alla malinconia della title-track, nella quale l'orchestra suona come una nebbiolina calda e luminosa scesa lentamente dal cielo, mentre il beat di "Flyswatter" mi ricorda un'allegra danza di fantasmi da cartone animato.

Questo fondamentalmente è il mondo nel quale camminiamo con Mr. E: è la semplicità dei disegni a pastello di un bambino, è un mazzetto di margherite cadute da qualche galassia nella notte delle stelle cadenti. Nella stessa sfiorata (e non sfiorita) dolcezza di "Daisies Of The Galaxy" vivono i sussurri di pianoforte di "It's A Motherfucker", le voci in falsetto di "Jeanny's Diary" (a mio avviso uno dei brani più belli mai scritti dalla band) e le divagazioni alla Neil Young di "Selective Memory", mentre un raffinatissimo beat country-pop colora canzoni come "Tiger In My Tank" e "Mr E's Beautiful Blues". Con questa ballata Mr. E saluta per sempre la bellissima tristezza dei suoi lavori passati e annuncia a tutti che "dannazione, è un bellissimo giorno!"… e lo sarebbe stato anche per me quello del 19esimo compleanno se la mia palude fosse stata illuminata dai fiori del signor E…

Multimedia, ovvero un po' di cose da ascoltare e da guardare
Grace Kelly Blues
I Like Birds
Flyswatter
Jeannie's Diary
Mr. E's Beautiful Blues

I sempre geniali video degli Eels: "Flyswatter", "I Like Birds" dal vivo all'Homerpal... ops Lollapalooza 2006 o in tv, qui invece di tutto e di più, e pure qua!

Feel-Glass aka Dune Buggy
postato da: feelglass alle ore 18:45 | link | commenti (4) | commenti (4)(popup)
categorie: eels
venerdì, 27 ottobre 2006

Eels With Strings - Live At Town Hall (2006)


EELS WITH STRINGS
un quartetto d'archi per Mr. E

Il 2005 vede il ritorno degli Eels con "Blinking Lights And Other Revelations", un un ambizioso progetto che non tradisce le aspettative come le precedenti due prove studio; secondo me però gli intenti del leader, Mr. E, hanno scavalcato le reali possibilità della band, e i brani validi -ci sono anche alcuni capolavori- possono benissimo stare in un solo cd, il resto era evitabile e rende l'ascolto un po' tedioso, rischiando addirittura di far sommergere le perle del disco.

Nel 2006 viene pubblicato un live registrato a New York durante una data del tour Eels With Strings. L'organico è ridotto all'osso: Mr. E è affiancato da Chet Atkins III e Big Al, due ottimi polistrumentisti, ma la vera novità è indicata dal titolo, cioè il quartetto d'archi che ordinatamente disposto dietro al cantante impreziosisce la musica della band. Fin dalla notte dei tempi il rock si è avvalso dell'appoggio di orchestre, archi e strumenti propri della musica classica, e in questa prova dal vivo è interessante notare come due tendenze convivono e si intrecciano in modo squisitamente raffinato: da una parte il cantautore che spinge gli arrangiamenti verso una pulizia ed un'asciuttezza tipica dell'unplugged, con la sua chitarrina tintinnante, il pianoforte antico e le percussioni sorde, e dall'altra il lavoro esperto e sempre controllato delle quattro ragazze ai violini, viola e violoncello. La canzoni così si trovano in un piacevole limbo che non risulta nè povero nè manieristico, anche se purtroppo possiamo individuare una pecca nell'atteggiamento del leader stesso: mi sembra che a volte si autocompiaccia troppo del ruolo dell'incompreso un po' maledetto un po' angosciato, per esempio in "If You See Natalie" e "I'm Going To Stop Pretending That I Didn't Break Your Heart". Non voglio fargliene una colpa perchè la sua voce è più bella che mai: matura ed equilibrata tra l'asciutto e il roco, raggiunge punte espressionistiche particolarmente emozionanti in "Bus Stop Boxer", "Dirty Girl", "The Only Thing I Care About".
Altro elemento notevole è la capacità espressiva degli strumenti classici, che vengono sondati in tutte le possibilità timbriche per rivelare la loro qualità nel passaggio orchestrale da "Flyswatter" a "Novocaine For The Soul" -ricorda i Velvet Underground che accordano gli strumenti, o anche canti di fantasmi adatti all'atmosfera di fine ottobre-; ancora, la splendida "Girl From The North Country", cover di Dylan magistralmente interpretata in tutta la sua malinconia e dolcezza. Dei brani più movimentati risultano ben riusciti "I Like Birds", "Pretty Ballerina" e "Losing Streak", con il loro pianoforte saltellante, mentre con i nuovi arrangiamenti "Hey Man (Now You're Really Living)" perde tutto il suo fascino spensieratamente anarchico. Chiude il concerto la catartica "Things The Grandchildren Shouldn't Know": gli slide ci riportano a Neil Young, l'ampio respiro di archi ai titoli di coda di un film surreale e romantico, fino alla semplicità dolcissima della ripresa del tema di "Blinking Lights".
Capisco che il disco possa non piacere a chi ama sentire sonorità più sporche nelle registrazioni dal vivo, a chi apprezza soprattutto i primi lavori del gruppo di Los Angeles, e a chi preferisce che il rock sia solo rock e la musica classica solo musica classica; forse darà relativamente ragione a coloro che sostengono la perdita d'ispirazione e di portata innovativa di Mr. E. A tutte queste persone ricordo che la musica "alternativa" non deve essere solo sperimentazione ma anche studio delle sue facoltà melodiche e che dopo questo tour la band ha invertito il gioco nel "No String Attached Tour" stordendo i fan rivisitando il repertorio secondo logiche blues e noise.

da "Railroad Man"
"I feel like an old railroad man
That's really trying the best that he can
To make his life add up to something good
But this engine no longer burns on wood
And I guess I may never understand
The times that I live in are not made for railroad men

I feel like an old railroad man
Gettin' on board at the end of an age
The station's empty and the whistle blows
Things are faster now, this train is just too slow
And I know I can walk along the tracks
It may take a little longer but I know how to find my way back"


Multimedia, ovvero un po' di cose da ascoltare e da guardare

Dirty Girl
The Only Thing I Care About
Girl From The North Country
Losing Streak

Ho scelto un solo videoclip (non che avessi molta scelta, ma nei negozi c'è anche il dvd relativo al concerto): quello "ufficiale" del live in questione

Feel-Glass aka Dune Buggy
postato da: feelglass alle ore 12:46 | link | commenti (4) | commenti (4)(popup)
categorie: eels