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sabato, 21 giugno 2008

F punto - intervista



INTERVISTA
F PUNTO, MAESTRO TARAMELLI E C3PO
18 GIUGNO, MILANO

myspace f punto


F punto, o semplicemente F, è un giovane cantautore milanese di cui per motivi di sicurezza non possiamo rivelare il nome. Insieme alla chitarra acustica e agli occhiali da sole porta anche l’armonica e dal vivo si fa accompagnare da C3PO, schermo proiettore che ora sarebbe indicato come vintage ma che noi preferiamo dire “di estetica e nascita risalente a tre o quattro decenni fa, forse più”. C3PO, di cui F detiene i diritti sul nome da prima di G. Lucas, che salutiamo, sapientemente guidato dal suo padrone e collega di band, il sunnominato F soggetto di questa intervista, trasmette al pubblico immagini ingrandite, più o meno sfuocate, più o meno chiare, degli oggetti che gli vengono posti nella sua scoperta pancia meccanica, oggetti che nell’immaginario collettivo di F sono ascrivibili al contesto descritto nelle sue canzoni. A questo punto vi chiederete che genere di canzoni suona F. Prima di dirvelo citiamo anche la presenza, accanto al monitor e all’autore, del Maestro Taramelli, diplomato in clarinetto e suonante lo stesso strumento, più l’organetto, più il flauto. Una presenza elegante ed essenziale che arricchisce i brani di melodie e sonorità di provenienza classica, levigate, gentili, evocative. F ha prodotto un album s/t, ovvero che porta il suo stesso nome, F punto, appunto, un piccolo scrigno che contiene sette canzoni dai toni quotidiani e surreali, semplici ma non poi così tanto. C’è chi dice che l’autore si richiama a Ivan Della Mea, De Gregori, io dico che la via trovata da lui è un ottimo modo per creare un ponte tra un cantautorato classico di matrice anni ’70 (vintage?) e un approccio sì lo-fi, indie, underground, internet-era-oriented, e tutto quello che volete, ma preciso e, cosa più importante, non alla ricerca di facili mode da myspace e street/viral marketing giovanilistico o snobismi da blog 2.0.

Ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con i musicisti, F e l’uomo armato, ovvero Taramelli, aimè C3PO ancora non è dotato di parola, o non la parola comunemente intesa dagli esseri umani, bensì una parola forse altrettanto comunicativa sebbene ancora soggetta all’intervento umano. Certo che, con tutti gli anni che possiede, se dovesse parlare, quante cose avrebbe da raccontare, C3PO. Per ora però credo sia altrettanto interessante ascoltare ciò che F ha da dirci, nelle sue canzoni e nelle sue risposte.



Mescoli cantautorato ed elettronica minima, lo-fi. E’ una scelta precisa o una necessità?

F: “Il sottosuolo. Il mio album ha visto la luce da una produzione avvenuta in uno studio sottoterra, e questo ha influito sui suoni, sull’approccio, sulle modalità di produzione. Sulla nostra pagina in internet puoi vedere alcune foto del nostro studio, abbiamo prodotto tutto in analogico, senza computer, e questo ascoltando l’album si sente, per questo sembra così a bassa definizione”.

Taramelli:”Non bisogna dimenticare la potenzialità delle tubature. E’ molto importante.”



I tuoi testi analizzano la realtà quotidiana, la quotidianità dei rapporti (madre, amore, famiglia…) con una luce surreale. Cosa ti spinge a questa forma di scrittura?

F: ”La surrealtà è una condizione che vivo, che viviamo realmente, è inserita in un sistema incoerente. Tutti i giorni, per come il sistema è fatto, ci ritroviamo a vivere in situazioni surreali. Per sistema ovviamente intendo un sistema di segni, noi abbiamo un’educazione semiotica!”


Taramelli: “io ho studiato filosofia e matematica, non posso che essere d’accordo con questa visione, ma mi dissocio da tutto il resto!”


Com’è nato il tuo album?

F: “il mio album è nato in un lungo arco di tempo, prima suonavo con altre persone in un gruppo rock italiano, poi ho cambiato genere e mi è venuto naturale dirigermi verso questo sottosuolo; il mio album è stato prodotto da Federico Dragogna, chitarrista dei Ministri. La collaborazione con Maestro Taramelli è iniziata soltanto recentemente. Penso che la parola sottosuolo possa descrivere bene il mio repertorio”

Taramelli: “La mia formazione è stata al conservatorio, devo dire che per me la musica si ferma al 1750, anno della morte di Bach…”


F: “Sì, io vorrei sottolineare che il Maestro usa violenza verso gli animali dando come nome i suoi gatti “Glenn” e “Gould”… tu adesso immagina questi Glenn e Gould che miagolano…”


Taramelli: “Io ci tengo a dire che mi dissocio dalle opinioni del mio collega!”



Quando ho ascoltato la prima volta la vostra musica è stato al Miami, sabato 7 giugno. La cosa che mi ha colpito e mi ha spinto ad ascoltarvi è il fatto che non avete suonato su alcun palco ma, tra uno stand di libri underground e uno di abbigliamento indie-emo, avete ricostruito uno spazio intimo ideale in cui suonare, quasi la cameretta spesso citata nei tuoi brani; chitarra elettrica, tastiera, microfono e fiati elettronici arrivavano direttamente in sei o sette cuffie passando attraverso un piccolo mixer. Notevole anche l’idea di creare il cd al momento per chi lo volesse acquistare, masterizzandolo e scrivendo copertina e tracklist con una vecchia macchina da scrivere

F: “L’idea del live in cuffia ci è piaciuta molto da subito, penso che sia sempre interessante cercare un contatto diverso, ancora più diretto e particolare con le persone, in questo caso mettendo in scena una via di mezzo tra l’ascolto solitario, personale e la dimensione collettiva del live. Presto avremo l’autorizzazione per suonare come artisti di strada, allora porteremo questo progetto di live in cuffia per le strade, sui mezzi pubblici, nelle piazze.”



Cosa ne pensi di tutto questo gran parlare di indie in Italia, questo modo di essere, o di fare, alla luce del fatto che comunque la musica indipendente è sempre esistita e il termine risorge periodicamente lungo i decenni?

F: “Penso che almeno metà sia fuffa, sia atteggiamento. A me non piace questo termine e l’atteggiarsi in quel modo. Non condivido il modo di fare di molti gruppi italiani in questo momento. Se ho scelto di suonare così e di propormi così è perché la mia via ora è questa, non ha a che vedere con le mode, i myspace, l’essere esibiti et similia”.

Allora in bocca al lupo per i prossimi concerti e progetti, che siano live standard o in un’altra dimensione semiotica. Ringraziamo moltissimo i due musicisti e C3PO per la loro disponibilità e per lo splendido concerto.
postato da: feelglass alle ore 10:24 | link | commenti (1) | commenti (1)(popup)
categorie: folk, indiepop, indie, cantautori
sabato, 14 luglio 2007

The Second Grace - The Second Grace (2007)



THE SECOND GRACE
ovvero un’estate tra i tropici e Tanworth-In-Arden


“Please give me second grace”: così sussurrava in una delle sue canzoni migliori un certo Nick Drake. Ci ha abbandonato troppo presto il ragazzo inglese, ma un trentennio dopo si è svegliato uno stuolo di accoliti tra cui “The Second Grace”, grazie ai quali l’estate palermitana si avvicina all’autunno di Tanworth-In-Arden, incluso tutto il bagaglio di malinconie e dolcezza e arpeggi leggerissimi e versi bisbigliati al tramonto e sorrisi confusi.
Il brano che apre il disco, “Antananarive”, è il richiamo di una felicità tropicale e sicuramente lo avete già sentito tutti: è stato scelto da una nota marca di tortellini per il suo spot ed è in heavy rotation sulle varie televisioni musicali, ed è una delle poche volta in cui il binomio pubblicità e tv non ci ributta con una delle tante irritanti hit estive trancia-genitali. Ma il singolo è solo il principio di una passeggiata sulla scogliera tra tenui dichiarazioni d’amore (“Like a Juliet”, “Want you no more”), timide danze (“Rainbow as my hat”, “Little boy sayin”) e interminabili minuti ad aspettare che il sole scenda oltre le onde serene laggiù in fondo (“Nobody knows”). E poi c’è il violoncello come il gabbiano che sfiora un vento di steel guitar, e Devendra Banhart che sfiora Jack Johnson, e gli arzigogoli vocali che assomigliano al disegno sulla copertina, e altri frutti che sono dolci eppure hanno qualcosa di acido che ti lascia uno strano sapore in bocca, e non ti stanca mai e ancora non te lo spieghi, così come non ti spieghi perchè all’improvviso da Palermo spunta questo gruppo sopra la media di tanti gruppi new-acoustic che ci piace bere con stupore solo perché provengono dai paesi anglofoni.
Please, donateci ancora un po’ di questa “second grace”, perché il desiderio di uno splendido album con cui passare l’estate e l’autunno è alto e brucia come il sole in questo momento.

VIDEO
Antananarive
Pubblicità

MEDIA
Sito ufficiale
Myspace
postato da: feelglass alle ore 06:23 | link | commenti | commenti (popup)
categorie: folk, indiepop, indie, new acoustic, second grace
mercoledì, 11 ottobre 2006

Drugstore - Songs For The Jet Set (2001)



DRUGSTORE - SONGS FOR THE JET SET
una chitarra, uno xilofono, e undici giorni di maggio

E' tutta la mattina che sento dell'acqua scorrere per strada, come se qualcuno stesse lavando l'asfalto. Ogni tanto guardo giù per capire, ma non vedo nessuno, eppure il rumore è vicino come se fosse oltre la mia finestra. Poi osservo gli alberi, e capisco. Era il vento che passando tra i rami regalava alle fronde quel suono così liquido. Questo basterebbe a descrivere la sensazione che si ha ascoltando l'ultima prova studio dei Drugstore, ormai risalente al 2001.

Una semplicità disarmante, un'omogeneità d'intenti contrapposta al variegato e coloratissimo universo della precedente opera, "White Magic For Lovers" (1998). Le armi del gruppo inglese sono sempre quelle: chitarre acustiche, tastiere come carillon, violoncello. Le canzoni scorrono una dopo l'altra come l'acqua, la maggior parte leggere, lente e soffuse ("Navegando"), qualcun'altra appena più veloce o indiavolata ("I Wanna Love You Like A Man"). Basta la canzone d'apertura, "Baby Don't Hurt Yourself", per avere la sensazione di lasciarsi cullare in un bagno caldo, con le candele che tremolano sui bordi della vasca e le chitarre slide che ti soffiano sottopelle... oppure nella dolcezza del duetto "The Party Is Over", una malinconia che sa di festa finita, con la casa da riordinare e la speranza a rimbombare nel cuore come la ritmica del ritornello. E' vero, alcuni brani possono passare inosservati ("Hate", "Little Girl"), ma se uno ascolta senza farci caso sembrano voler traghettare l'ascoltatore sopra quest'acqua da una canzone ad un sussurro ("Wayward Daughter"). E se per un momento possiamo essere distratti dall'epicità della coda di "Thin Air", con il suo pianoforte saltellante e la sua coralità accennata, presto si ritorna su toni da filastrocca quasi scherzosa con "Allegro Ma Non Troppo" -per due minuti Isabel bisbiglia "I'm allegro ma non troppo, dove e la, dove e la feliccita", testuali parole dal libretto-, per finire con il crescendo folkeggiante di "Flying Down To Rio". Per non contraddire questa intimità, questa coerenza interna, per dirla tecnicamente, il disco si chiude mormorando sottovoce, fino alla ghost track, dove voce acustica e violino passeggiano tenendosi per mano lungo uno spartito che non c'è.

Non aspettatevi il non plus ultra dell'indiefolk acustico: come ho detto all'inizio non è niente più che vento che passa tra le foglie, "Songs For The Jet Set" non ha nulla di pretenzioso, è solo un piccolo semplice disco registrato in undici giorni di maggio, con una settimana di prova alle spalle e l'ultimo giorno per la missaggio, come dice il libretto -più che libretto, un foglio piegato in quattro, con i testi e le foto dell'avventura di una bambolina-.

da "Wayward Daughter"

"If you could see the morning light
Coming through this winter sky
So the mystery unfolds
When the black turns into gold
Long time ago I had a friend
Who told me nothing matters
Then she says “Well then again, life's no laughing matter”
Look at all the crazy people
Running in the dark against the light
Look at all the crazy people
I wonder what goes on inside their minds
I think of you like no one else
Like a wayward daughter
So it seems I had to go
Blood can run like water"

Qualche mp3, per esempio
Vista la totale assenza di video riguardanti questa band e questo album vi posto qualche mp3 in più del solito, come sempre usufruendo di MegaUpload
Baby Don't Hurt Yourself
Song For The Lonely
Navegando
The Party Is Over
Thin Air

Feel-Glass aka Dune Buggy
postato da: feelglass alle ore 14:27 | link | commenti (4) | commenti (4)(popup)
categorie: folk, indiepop, drugstore, new acoustic
sabato, 30 settembre 2006

Drugstore - White Magic For Lovers (1998)



VIVERE COME UNA RAGAZZA SPAZIALE
ovvero il suono della magia bianca per gli amanti


Oggi voglio farvi conoscere quello che secondo me è il cd più ispirato ed espressivo di una delle band più sottovalutate e sconosciute dell'indie-pop anglo-brasiliano: i Drugstore! Notate che è uscito nel 1998 mentre il brit-pop lanciava i suoi ultimi rantoli di dolore nell'etere…

Si parte alla grande con "Say Hello", eccezionale presentazione della band che saluta con uno stile magnificamente elettrico, folk e a tratti messicano tutti coloro che suonano la chitarra, che credono nella vita umana su Marte, che camminano sotto la pioggia e che sono convinti che una fisarmonica ricamando eccezionali riff insieme alla chitarra elettrica può toglierti ogni traccia di sconforto amoroso dagli occhi.
Saltando a piedi uniti 'sto cane di "Mondo Cane" (unico episodio scarsamente incisivo insieme a "I Don't Wanna Be Here Without You"), ecco una chitarra spagnola che con l'intrusione di un quartetto d'archi (in particolare il violoncello di Ian Burdge) annuncia l'arrivo di "El President", unico singolo "famoso" della band, anche grazie alla riuscitissima collaborazione con Thom Yorke, che presta la sua voce più vellutata e ispirata. Poesia e malinconie elettriche ci introducono in "Sober", mentre in "I Know I Could" il violino e l'acustica elettricizzata ci cantano la disperazione e l'illusione di una ragazza dalla sigaretta pendente e dal cuore come un bicchiere vuoto di brandy che sta per cadere dal tavolo della cucina. Ma come noi giovani uomini sappiamo, ogni ragazza si riprende presto il suo onore, la sua vita e la sua felicità, come ci dimostra Isabel Monteiro, cantante-bassista dei Drugstore, in "Spacegirl", orchestrale inno glam martellante (in un preciso punto il rullante di Mike Chylinski fa per bene il suo dovere), vivace e furibondo.

É solo ora che riconosco di aver tra le mani un concept album, in cui ad un primo lato "roboante" ne segue uno low-fi. "Never Come Down", cantata dal chitarrista Daron Robinson, potrebbe essere una solare ballata minore di James tratta da "Pisces Iscariot", mentre con "A Song For Pessoa" dal cielo piove la dolcezza di chi sogna di poter suonare versi ad un poeta ormai scomparso… qui è racchiusa tutta l'armonia e la confidenza che la voce di Isabel può raggiungere sussurrandoci una poesia svanita nel tempo di una notte. In "White Magic For Lovers" le capacità espressive dell'intera band si slanciano come precisissimi e sottili aeroplanini di carta nel vento: questo brano esprime chiaramente l'anima dell'intero album alternando momenti pacati e notturni a ritornelli in cui il sole del "primo weekend di maggio" spinge i suoi raggi oltre una collina… sembra che si compia una vera magia dove le lacrime trovano pace solo nell'acqua e di nascosto in tasca stringiamo un portafortuna magico fatto dai capelli del nostro amore.
"Tips For Travelling", secondo brano di Daron Robinson, è ancora malinconia in stile pumpkins, fatta di gatti neri che solitari attraversano strade abbandonate di paesi sconosciuti. Il gruppo si congeda con "The Funeral (But Most Of All)", una cerimonia come quelle antiche, in cui con una nenia a volte irruente e goliardica Isabel si autocelebra una futura dipartita impossibile, con montagne di neve a luglio, un sacco di soldi per divertirsi nell'aldilà, fuochi artificiali, il sole che saluta la luna, decine di rose attorno al letto e tutti gli ex amanti che si narrano storie spezzacuore, le stesse con cui questa favolosa e magica band ci ha fatto emozionare.

PS (questo PS è come la ghost track del disco, soffice e appena accennato): l'artwork è veramente notevole, coloratissimo di tempere, stelline, brillantini, patchwork, foto a tema e bamboline di amanti voodoo (alla fine di "Spacegirl" la cantante dice ironicamente di odiarle). Tutto ciò rende tale prodotto ancora più appetibile ed apprezzabile!

da "The Funeral (but most of all)":

    "…but please put me somewhere near the sea
    with one caring angel waiting for me
    he'll be holding my heart in his hands
    but most of all
    i'd like to go with a friend"


Bravi! Uno dei primi dischi che ho amato veramente, ero ancora piccolo, strisciava il 1998 e il brit-pop lanciava i suoi ultimi rantoli di dolore nell'etere…

Multimedia, ovvero un po' di cose da ascoltare e da guardare
Say hello
El President
White Magic For Lovers
L'unico video che si trova è quello del singolo "El President" (featuring Thom Yorke)

Feel-Glass aka Dune Buggy
postato da: feelglass alle ore 14:25 | link | commenti (6) | commenti (6)(popup)
categorie: indiepop, drugstore
lunedì, 28 agosto 2006

Billie The Vision And The Dancers - The World According To Pablo (2006)

The World According To Pablo

"The World According To Pablo"
ovvero il mondo secondo Pablo è cantabile e spensierato

"Well, if you’re ready, we’re ready. This is the world according to Pablo…"

Così inizia il disco definitivo dell'estate. Io credevo che le vere canzoni dell'estate fossero dentro l'happy hour, you you, po-popopo-poporo, firulì firulà world hold on, siamo una squadra fortissimi... e invece mi sono dovuto proprio ricredere!

"The World According To Pablo" per me, in sordina, è il disco più estivo del 2006! Da quanto tempo non sentivamo un lavoro così fresco? Billie the vision (Lars Lindquist, suppongo) e i suoi ballerini ci fanno danzare in un concept album astruso, inafferrabile e solare come tutte le influenze che si affacciano in queste canzoni. Billie e i suoi molti amici sono in sette, vengono dalla Svezia, sono alla seconda fatica discografica (che di faticoso sembra non avere proprio nulla!) e hanno una gran voglia di divertirsi, far divertire, ed emozionare. La loro musica suona molto distante dalle algide atmosfere nordiche, si avvicina ad un pop acustico pervaso da uno spirito spagnoleggiante, corale e spensierato. Basta ascoltare la prima traccia, "I'm Pablo", per rendersene conto: immediatamente siamo catapultati nel mondo secondo Pablo, un mondo di pennate velocissime e trombe canterine. Ritornelli killer e melodie orecchiabili sapientemente miscelate rendono indimenticabili brani come "Nightmares", "A Man From Argentina", "One More Full Lenght Record" e "Vamos A Besarnos".
Nel mondo di Pablo non mancano nemmeno momenti intimi e sussurrati di ricami vocali, arpeggi sfiorati e carezze di violino, come in "Go To Hell", "I Let Someone Else In" e nella poetica conclusione di "Goodnight Sweetheart".

Da descrivere sembra semplice, ma ascoltando il disco vi accorgerete che tra le strofe, i ritornelli e i riff di fiati e violino c'è nascosta una genialità che in questi tempi di gruppi indie spesso troppo simili e piatti (sia sul versante acustico che su quello electro) non è poco. Non è poco per niente, se ci rendiamo conto di avere tra le mani undici canzoni "pop" perfette, che lasciano il segno e non stancano mai.
Cosa si può volere di più? Un happy hour? Una squadra fortissimi? No: solo di poter scaricare gratis tutti i loro brani per intero nella sezione "Music" del sito ufficiale http://www.billiethevision.com/

Jackson Five from a car stereo singing
“I want you back, want you back “
just a year ago I would have danced so crazy
and now I think I wanna get back on that track
if I only could relax in this confusion
if I could dance with you the way we used to
and shake my hips to the revolution
if I could be naive again

Catherine says, “Mono’s coming on Friday
and I must be the happiest girl in the world”
I’m thinking I wanna be you I wanna be you
I wanna be you I wanna be you, you, you.
So send me a man from Argentina,
to make me the happiest girl in the world
so come to me on Friday, or Saturday, or Sunday,
but I can’t wait ‘til Monday


da "A Man From Argentina"

Vi ho incuriosito, anche solo un pochino? Allora ascoltate "I'm Pablo"! (tratto da www.billiethevision.com)

Feel-Glass aka Dune Buggy
postato da: feelglass alle ore 10:52 | link | commenti (3) | commenti (3)(popup)
categorie: indiepop, billie the vision