
SUONARE INSIEME: MUSICA DISORGANIZZATA
Cosa significa oggi avere una band, ritrovarsi per suonare?
Nella maggior parte dei casi purtroppo significa imitare altri musicisti, cercare di essere alla moda, prendere in blocco stilemi e usanze spesso provenienti da altri paesi, inquadrarsi in atteggiamenti per cercare il consenso del pubblico. Cercare un pubblico: fare concerti, incidere un demo, scendere a patti con un etichetta, major o indipendente. Con tutte le ansie che derivano da queste imposizioni: trovare suoni adatti a gusti degli altri, vestirsi in un certo modo, scrivere testi approvabili. Farsi accettare, lavorare per questo. Peggio ancora, lotte per la supremazia, fare carriera, essere il leader... con tutto il seguito di pose e mode da palcoscenico.
Cosa dovrebbe essere, secondo me, suonare?
Divertirsi, sfogarsi, rifiutare in blocco l'ansiosa ricerca della perfezione che già ci angoscia nella vita "sociale" e lavorativa. Fare musica che drena direttamente dall'animo, dall'istinto, dal momento. Riversare nei suoni, sugli strumenti, tutto ciò che passa per la testa in quel momento, senza alcun obiettivo che non sia quello immediato dello svago. Cercare il disimpegno ma non obbligatoriamente in quello che generalmente viene considerato disimpegnato o divertente. Prima di tutto rumore, ma senza le regole imposte dal punk. Un'anarchia di fondo che non abbia per forza qualcosa a che vedere con gruppi "anarchici". Spaziare tra i generi: se nel mezzo nel frastuono a qualcuno viene in mente di staccare la spina per trovare un momento acustico, è libero di farlo. Se tre persone vogliono suonare contemporaneamente tre cose diverse, sono libere di farlo. Libertà da imposizioni di generi musicali; rifiuto di qualcosa che assomigli ad un lavoro, ad uno sforzo, ad una fatica, ad uno stress, ad una competizione. Un puro momento di libertà lontano dalla tecnica, vicino allo svago primitivo. Un gruppo di musicisti che prima di tutto sia un gruppo di amici, di persone con qualcosa da dirsi, che chiaccherano in tranquillità, e lo fanno anche attraverso gli strumenti. Un gruppo di persone aperto che sa produrre suoni con oggetti, che è pronto ad accogliere ogni influsso, ogni idea, ogni rumore, un gruppo che sa onorare l'errore. Un momento di gioco come nel verbo inglese "to play": suonare, giocare. Punto.
Questo è l'annuncio che ho lasciato su internet, e che lascio anche qua:
"cerco musicisti per progetto aperto senza genere definito, tecnica, impostazioni, pose, mode, serietà. Solo rumore, sincerità, voglia di divertirsi, sfogarsi, suonare oltre i generi, recuperare il gioco nel verbo to play. Pronti?"
BIBLIOGRAFIA:
Tom Hodgkinson: La libertà come stile di vita
Lester Bangs: Guida ragionevole al frastuono più atroce
Lester Bangs: Deliri, desideri e distorsioni
Brian Eno: Futuri impensabili
Brian Eno: Oblique strategy
Luther Blissett: Totò, Peppino e la guerra psichica 2.0