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venerdì, 23 novembre 2007

Roxy Music - For Your Pleasure (1973)



ROXY MUSIC – FOR YOUR PLEASURE
 
Blu notte. In lontananza le luci dello skyline. In primo piano una fatale Amanda Lear tiene al guinzaglio una non meno feroce pantera nera. E in modo altrettanto ruggente si apre il secondo album dei Roxy Music, per alcuni superiore al precedente, sicuramente considerato da molti uno dei più alti livelli di raffinatezza raggiunti dall’art-rock.

Siamo nel 1973. Le strade di Londra brillano di lustrini, i ragazzi fanno a gara a chi si trucca meglio, il fulmine di Aladdin Sane (Bowie) campeggia (nel senso di “camp”) su tutte le riviste giovanili e musicali più in voga, anche un tossico metropolitano come Lou Reed si piega allo scintillio modaiolo, mentre personalità come Neu, Genesis, Faust e Mike Oldfield si apprestano a cambiare per sempre il suono della musica pop attraverso sperimentazioni in campo prog, kraut, new wave ed elettronico. Intanto da oltreoceano giungono perle in campo rock e cantautorato come “Knocking on heaven’s door” di Dylan e l’esordio col botto di Springsteen e Tom Waits (in questo caso il botto è quello del tappo di una bottiglia di buon vino). Siamo nel 1973, c’è gente che vola immersa nei colori della psichedelia londinese, e c’è gente che fluttua nel blu scuro dei Roxy Music.

 

“For you pleasure” è l’ultimo album in cui il gusto classicheggiante di Bryan Ferry si mescola all’approccio trasversale di Brian Eno per affrescare la notte con suoni morbidi e morbosi, soffusi e confusi, tesi e sospesi, il tutto sostenuto dalle impronte pur flessibili del chitarrista Phil Manzanera e del sassofonista Andy MacKay. E certo non bastano queste poche coordinate per dare l’idea di un viaggio nell’oscurità più patinata e decadente del rock inglese. Non basta raccontare le vibranti increspature di “Beauty queen” o perché in “Strictly confidential” c’è quanto di più amaro possa uscire dai contrappunti vocali tra Bryan Ferry e coro, tra percussioni marcianti e chitarre stridenti; non basta parlare dello slancio compulsivo di “Editions of you” o della struggente catarsi in coda alla tetra seduzione di “In every dream home a heartache” (dedicata ad una bambola gonfiabile); si potrebbe anche spiegare che in “The bogus man” la marzialità kraut si unisce ad un grottesco profumo di magia da club di terz’ordine, o che in “Grey lagoons” scopriamo un’insospettabile apertura come riverberi lunari su onde lacustri, ma anche queste vaghe rappresentazioni non basterebbero ancora a trasmettervi le essenze che rendono questo LP una sfumatura unica e indispensabile in un’ideale discografia fatta di colori notturni. Basta immergersi nella conclusiva title-track per sognare di sprofondare in una notte vellutata e sospesa per sempre nel 1973, in un vicolo tra un night club e l’uscita sul retro di un cinema dove proiettano classici anni ’50.

 
FOR YOUR PLEASURE
 

“For your pleasure in our present state
part false part true like anything
We present ourselves

The words we use tumble
all over your shoulder
Gravel hard and loose

There all night lying
with your dark horse hiding
Abhorring such extremes

You're rubbing shoulders with the stars at night shining so bright
Getting older but you'll wake up soon and fight
In the morning things you worried about last night
will seem lighter I hope things will turn out right”
Old man through every step a change you watch me walk away
Tara tara...."

postato da: feelglass alle ore 09:53 | link | commenti (1) | commenti (1)(popup)
categorie: roxy music, brian eno