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domenica, 02 marzo 2008

Sanremo 2008

SENZA PAROLE

Certe cose lasciano senza parole. Sentire "FIGA...ro!" tra un Supergiovane e un Servi della gleba è sempre una sorpresa, ma vederli con quei costumi e quel suono sul palco dell'Ariston è assolutamente... cosmico.
Bravi, bravissimi! Specialmente Mangoni, eterno grande assente.
postato da: feelglass alle ore 09:31 | link | commenti (5) | commenti (5)(popup)
categorie: elio, youtube
lunedì, 28 gennaio 2008

Alien vs Predator 2: Requiem (2008)



ALIEN VS PREDATOR 2: REQUIEM

ovvero Alien vs Predator vs Predalien vs tutti vs vecchio abbonato.

Scordatevi le due o tre novità che rendevano interessante il primo episodio incentrato sullo scontro fra i due xenomorfi. Di nuovo nel film diretto dai fratelli Strause c'è solo Predalien, incrocio fra le due razze nato accidentalmente da un Predator, portatore, insieme ai suoi fratellini minori e maggiori, di sterminio, sangue, acido e scuse per girare un film inutile.

La trama è più esigua che in un film porno, la sceneggiatura tirata ai limiti del risibile. La maschera di amori clandestini, famiglie distrutte, fratelli ritrovati e guasconi in libero bullismo mostra presto la sia ridicolaggine, il resto è il solito carosello di mostri dietro l'angolo, tecnologie e muscolature sovrumane, umori acidi, spirito militare che "titaneggia anche nel più piccolo degli uomini" (cit.) e soprattutto incoerenze varie, che elencarle tutte sarebbe da nerd quanto correre al cinema per un film del genere, ma una non me la lascio scappare: un predator dal suo pianeta segue su un monitor ciò che è accaduto sull'astronave in partenza dalla terra (quella del primo film): com'è possibile che lo veda con le stesse inquadrature con cui lo abbiamo visto noi pochi minuti prima, ovvero dal punto di vista passato sotto il montaggio e la post-produzione? Assolutamente fuori luogo anche la critica finale nei confronti dell'avventatezza bellica statunitense, fuori luogo quando per il resto del film hai giustificato un tripudio di prese di coscienza militari da parte di tutta la popolazione della cittadina, dall'ex galeotto al clerck di turno.

E cosa mi aspettavo? Questi film in genere non sono solo una scusa per mostrare violenza fantascientifica ed effetti speciali gratuiti? In genere sì, ma allora mi piacerebbe vederla tutta questa violenza: del tanto annunciato splatterismo qui c'è solo una debole e plasticosa parvenza hollywoodiana e le scene di combattimento, che speravo di gustarmi in modo chiaro come nel precedente capitolo, si vedono ben poco, e purtroppo non solo a causa del buio e della pioggia. Al terrore abbiamo dato addio molti film fa.
Per concludere: nessuno pretende il ritorno di un Ridley Scott a salvare per la collottola una serie destinata ai cassettoni di un blockbuster di provincia, ma certo il Jeunet del quarto Alien non ci farebbe schifo. In attesa del trait d'union tra questi prequel e il fu primo Alien prego i gentili produttori di assoldare un regista decente e possibilmente l'unica eroina possibile, Sigourney Weaver.
Requiem. Ma davvero!

Feel-Glass

postato da: feelglass alle ore 08:27 | link | commenti (1) | commenti (1)(popup)
categorie: cinema, youtube
lunedì, 14 gennaio 2008

Steve Harley - Stripped to the bare bones (1998)



BALLATE GLAM RIDOTTE ALL'OSSO
un concerto acustico del semisconosciuto Steve Harley


Nel 1998 Steve Harley rispolvera la sua chitarra... aspettate, andiamo con calma. Innanzitutto qualcuno si chiederà chi è Steve Harley. Steve Harley è un eclettico artista che nel 1973 con i suoi Cocney Rebel è salito sul carrozzone buffonesco del glam e poco dopo ha raggiunto il successo unicamente grazie alla hit radiofonica "Make Me Smile". Purtroppo è stato presto dimenticato, e dico purtroppo perché le sue capacità si spingono ben oltre la canzone da classifica, arrivano a regalarci lunghe suite sinfoniche come "Sebastian" e "Tumbling Down" oppure accattivanti perle come "Judy Teen", musiche di ispirazione circense (la clownesca "Mr. Soft") o ballate romantiche lontane da qualsiasi scontato cliché (su tutte "The Best Years Of Our Lives"). I suoi primi tre album sono considerati capolavori nel loro genere, ma poco prima degli anni '80 il cantante ha ceduto ad una new romantic poco incisiva e nonostante alcune splendide canzoni come "Star For A Week" o "(Love) Compared With You" presto è caduto nel dimenticatoio dei "mancati geni", mentre David Bowie e Bryan Ferry continuavano a cavalcare le classifiche con l'unico merito di aver saputo vendersi bene.

Steve Harley ha avuto la colpa di annacquare il suo stile e di non essersi saputo rinnovare né vendersi bene, ma chi siamo noi per tenergli il broncio per 20 anni e non cedere alla poesia di questo album? Ora siamo nel 1998, probabilmente ci troviamo in qualche teatro minore di Londra, la stessa Londra che tanti anni prima aveva voltato le spalle al glam troppo presto per lasciarsi bruciare dall'iconoclastia del punk. Sul palco c'è un uomo ormai sulla via dei capelli bianchi, accompagnato solo dalla sua fidata chitarra acustica, dall'armonica e dal violino, un uomo che senza trucco e senza inganno ci vuole disegnare con pochi cenni di matita un abbozzo del suo sogno dove un raffinato folk-glam incontra Bob Dylan. Ci racconta le sue storie con semplicità, dove una volta camminavano bande da circo e orchestre ora striscia la sua voce ruvida e la sua chitarra nervosa. Il concerto inizia con una energica "My Only Vice", e subito ci rendiamo conto di non rimpiangere per nulla il suo passato: il modo in cui ripropone le vecchie hit è essenziale senza alcuna pretenziosità e soprattutto senza quell'antipatico modo di fare "sono più saggio e ho diritto ad essere un lagnoso acustico". "Judy Teen", "Mr. Soft" e "Bed In The Corner" suonano ancora allegre e per niente invecchiate; "Star For A Week", "The Best Years Of Our Lives" e "(Love) Compared With You" in questa nuova veste rallentata sembrano ancora più struggenti. L'armonica impreziosisce "Tumbling Down" e "The Last Time I Saw You", e mentre la cassica "Sebastian" viene conservata abbastanza simile all'originale, la circense "Mr. Soft" si presenta isterica e agitata. "Only You" è una fiamma di candela che si muove veloce al ritmo del vento estivo e "Sling It" non perde lo smalto dell'antica tempesta. Completano questo quadro (chiamarlo unplugged è riduttivo) la colta "Riding The Waves" e una versione abbreviata e ironica di "Make Me Smile".

Chi siamo noi per non perdonare questo artista londinese quando, con una manciata di strumenti e alcuni brani di 30 anni fa, con poche pennellate di chitarra e il coraggio tipico di chi viene dimenticato troppo presto, riesce a farci emozionare e ricordare senza nostalgia?

    Da "Riding The Waves (For Virginia Woolf)"

    "Then she whispered, "Look, the honey-coloured ball
    Is lifting its way into another morning"
    Then she flicked the back of her neck, defiantly,
    And for such gestures one could fall
    Hopessly in love
    For a lifetime
    The sun has risen now
    And set the fibres burning
    We got the feeling of riding the waves"


MULTIMEDIA (EBBENE SI')
Make me smile (clip originale)
Sebastian (live 1984)
Tumbling down (live 1984)
Make me smile (recente)
Mr. Soft (live)

Feel-Glass
postato da: feelglass alle ore 18:25 | link | commenti (1) | commenti (1)(popup)
categorie: folk, youtube, steve harley
martedì, 09 ottobre 2007

Cinestesia, 9 Ottobre 2007



CINESTESIA

ACCORRINO NUMEROSI, SIGNORI!

Cosa succede se proiettate il dottor Mabuse in un leggendario locale di Pavia e dietro lo schermo ci mettete un po' di musicisti esperti ed obliqui ad improvvisare una colonna sonora tra jazz, ambient, lounge e psichedelia?

Succede una Cinestesia, ovvero un delirio di immagini e suoni all'insegna della più divertente contaminazione artistica.

Se un po' vi ho incuriosito, vi consiglio di correre allo SpazioMusica (PV) stasera verso le 22.15. O almeno a leggere qua e a vedere qui. Se ho stimolato la vostra curiosità, date un'occhiata qui, qua ... e infine andate quo!

... mancherò solo io causa infortunio, ma ci sarà un mio avatar elettronico vocale!
postato da: feelglass alle ore 07:47 | link | commenti (3) | commenti (3)(popup)
categorie: cinema, elettronica, youtube, bluesforce
martedì, 29 agosto 2006

Billy Corgan - TheFutureEmbrace (2005)


Un abbraccio sintetico: ovvero tutte le cose cambiano!

Prima parte: "as the curtains fall we bid you all goodnight"

"Ma ora che viene la sera ed il buio" (diceva il poeta) parliamo un po' di quest'uomo. Innanzitutto concedetemi di fare un passo indietro, diciamo di circa cinque anni. Corre l'anno 2000 e un certo Billy Corgan, famoso leader di un gruppo chiamato The Smashing Pumpkins, totalmente in preda alle sue paranoie riguardanti il decadimento della musica moderna e la propria funzione di profeta rock, dà alle stampe "Machina/The Machines of God", distribuisce gratis su Internet il doppio "Machina 2: Friends And Enemies Of Modern Music", lancia in giro fogliettini stropicciati con su la storia del salvatore incompreso Glass alla ricerca dell'amore di mamma e di Dio e molla la sua band per navigare da solo, così dice, verso altri lidi.

Seconda parte: "sunshine, that's all i wanted"

Forse l'imbarcazione non era tanto stabile, fatto sta che passa meno di un anno e si comincia a comporre una line-up chiamata Zwan, e, attenzione!, ci sono alcuni dei musicisti alternativi più talentuosi degli anni '90, nonché l'ex compagno di avventure Jimmy Chamberlain. A chi gli chiede dei vecchi amici Billy risponde che gli Smashing Pumpkins sono un rifiuto atomico da seppellire in un bunker e che James Iha non trova lavoro neanche in un ristorante giapponese.
Dopo due anni di concerti acustici, elettrici, folk, rock, hard-rock, progressive e country esce il tanto atteso cd degli Zwan… ed è una gran delusione per la maggior parte dei fan e dei critici. -Addio alle capacità di Billy- dicono alcuni, -eh ma io lo sapevo già dai tempi di Machina- rispondono altri, -no ma guardate che questo è un capolavoro, il miglior disco uscito dalla zucca di Corgan finora- pensano altri ancora. Il disco in questione si muove in un vago p(i)attume elettrico di power-pop, acustiche strappalacrime, dichiarazione di fede e di nuova vita, non più oscura ma illuminata dalla luce della Madonna (o da una luce della madonna, se preferite). E soprattutto contiene una delle più belle canzoni mai scritte dal chicaghese, ovvero "Jesus I/Mary Star Of The Sea", fatta di rinnovato dolore, divagazioni progressive e carillon. Siamo nel maggio 2003, il gruppo dal vivo è affiatatissimo e funziona come un motore perfetto ed oliatissimo, e ora di settembre il cigno è morto: gli Zwan si sciolgono lasciando solo una scia di vicendevoli accuse.

Terza parte: "Revealing now the poetry of my heart"

Il nostro però non sta mai fermo e annuncia un'immediata carriera da solista, nel 2004 si lancia in concerti acustici country e alt-folk e reading di poesie tratte dal suo liberculum "Blinking With Fists". All'improvviso il rifiuto tossico sono diventati gli Zwan e, indovinate un po', "nel cuore ho solo James e le zucche"! "Il prossimo disco -dice Billy- conterrà solo una manciata di canzoni acustiche su Chicago e sarà un concept". Ma forse qualcosa va storto nel lavoro di concettualizzazione, fatto sta che Billy cambia rotta per l'ennesima volta nel giro di 5 anni e di 2 album.

Quarta parte: "TheFutureEmbrace"

Il giorno stesso dell'uscita di "TheFutureEmbrace" Corgan compra una pagina del Chicago Tribune per pubblicare un annuncio alquanto ambiguo: in sostanza il suo cuore appartiene alla vecchia cara band, vuole tornare a suonare le vecchie care canzoni, il nuovo disco è la continuazione dell'epopea dei Pumpkins, prima o poi le Macchine di Dio torneranno, con o senza i vecchi membri. Peccato che durante il tour appena qualche fan dice "Sm.." il cantante spegne la musica, fa lunghi discorsi del genere "lasciatemi vivere la mia vita, chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato scurdammuc' u'passat"… nel migliore dei casi. Nel peggiore lascia il palco dopo 50 minuti, come a Milano (e stendiamo un velo pietoso sulla band: Matt Walker fa finta di suonare una batteria elettronica, una tipa di cognome Ciliegia fa finta di suonare la tastiera e si dimena a casaccio tipo Mauro Repetto, un ex-tronista di Maria De Filippi fa finta di suonare un'altra tastiera e basta… ma almeno la scenografia era spettacolare).

Confusi? È il minimo! I miei passettini indietro si sono dilungati troppo, vediamo un po' di affrontare questo abbraccio futuro. Prima di tutto dobbiamo superare l'effetto inaspettato di copertina e booklet: Corgan mette a nudo le sue voglie color saponetta alla ciligia rancida, digrigna i denti e spalanca le braccia pronto per l'abbracci. Se non lo si guarda con occhio artistico, il risultato può sembrare veramente trucido.

Passiamo finalmente alla musica. In quanto fan sfegatato di questo artista vi dico che la mia impressione non è assolutamente malvagia, almeno per quanto riguarda la prima metà del disco: i brani funzionano tutti alquanto bene, forse possono ricordare episodi degli Smashing Pumpkins quali "Eye". Le melodie sono valide, i testi molto personali e intimi. Il disco si parte con "All Things Change", e che le cose sono cambiate l'avevamo già capito, il problema è che sono cambiate fin troppo. La produzione, secondo il mio modestissimo parere, è pessima: Billy e Bjorn Thorsrud affogano ogni spunto, ogni armonia in un impasto elettronico piatto e informe. Il ragazzo dimostra di saper ancora fare rock con "Mina Loy", "A100" e "Walking Shade", solo che sembra indeciso, pare aver paura ad alzare troppo gli amplificatori e ad usare le distorsioni. Quello che mi comunica è che vuole tornare ai fasti delle grandi canzoni di un tempo ma che, temendo di ricordare troppo il passato, tenta la via di una nuova elettronica cerebrale, che poi nuova non è perché assomiglia ai primi Depeche Mode e ai sintetizzatori della new wave primitiva. Eppure sentiamo che ci dona il suo "old heart", e con "TheCameraEye", miglior creazione della prova solista, siamo fieri di farci coinvolgere dalla sua capacità di fare musica come si deve e di scrivere testi degni del nome che porta. Ma ecco che affondiamo di nuovo nella sabbia sintetica della cover dei Bee Gees "To Love Somebody": Robert Smith presta la sua profondità al ritornello, ma Billy Corgan non sa approfittare nemmeno di questo dono e il Cure ricorda l'invitato che fa tappezzeria alla festa. Altro inutile invitato è Jimmy Chamberlain: Billy ha la fortuna di avere come miglior amico nonché musicista in "DIA" uno dei migliori batteristi su piazza… quindi perché deve tagliuzzare la potenza del suono e rendere inefficace le vibrazioni che costui potrebbe farci percepire?

Tra i brani lenti l'unico che mi fa emozionare sinceramente è "Now (And Then)" e devo ammettere il mio sussulto ogni volta che sento il modo in cui Corgan pronuncia la frase build a fire behind the school come and visit soon. Per il resto la voce sembra quella di un gatto malato, ci dà l'idea che il ragazzo sia infelice, ma non della tristezza di "Adore", parlo di una vaga infelicità stanca. "Sorrows (In Blue)" e "Pretty, Pretty Star" sono trascurabili se non urtanti, la conclusiva "Strayz" è sottile e semplice, rivalutabile dopo svariati ascolti. Inutile dire che i brani più belli, come "Tilt", "Bit 4", "Bit 5" e "Mini" sono tenuti rigorosamente fuori dalla tracklist, ma questa è una vecchia abitudine dell'autore e nessuno, credo, potrà mai fargli capire cosa va incluso nel disco e cosa no.

Siete stufi? Volete un giudizio finale? Non ce l'ho! Ci sono momenti in cui lo adoro, momenti in cui lo apprezzo, altri momenti in cui… non so, veramente…

E per il futuro? Rischiando di sembrar retorico, dico Chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza.
Buonanotte.

"here, things are
we'll never get that far
close enough to die a time or two or three

stretch my skin
restless gods
maybe turn my heart of hearts
deposit change in the camera eye

who needs pain to survive?
I need pain to change my life
in gentle myths and turning leaves we all come to bury truth

honey choose my wet dream
a naked soul just has to grieve
if I bleed, the camera cries
no one doubts the camera eye"

da "The CameraEye"

Ed ecco a voi il video di "Walking Shade" e "Mina Loy (live)" direttamente da youtube!

Non poteva mancare qualche mp3 esemplificativo di tale opera: "The CameraEye" e "Now (And Then)"

Come funziona Megaupload (una volta per tutte):
cliccate sul link: vi si aprirà una nuova finestra, nella quale (in alto a destra) troverete un codice di tre lettere da inserire nell'apposito spazio accanto. A questo punto basta premere download, attendere 45 secondi circa, e dopo aver cliccato "clicca qui per scaricare" basta fare "salva su disco".

postato da: feelglass alle ore 09:53 | link | commenti (15) | commenti (15)(popup)
categorie: billy corgan, youtube, megaupload