IL PRIMO CANTO DEL CIGNO
una retrospettiva sui segreti della meteora Zwan
Questa "retrospettiva" nasce dal bisogno di rendere giustizia ad un gruppo, di fare un po' di ordine, di sfatare alcuni luoghi comuni e far conoscere una realtà diversa. All'inizio del 2003 vede la luce "Mary Star Of The Sea", l'attesissimo album di Billy Corgan post-Pumpkins. Il nuovo gruppo si chiama Zwan, sembra che il nome sia venuto in mente al leader davanti al battistero fiorentino di San Giovanni. Ma Zwan non è un moniker: nella band si inseriscono attivamente (Corgan afferma il contrario) Matt Sweeney e David Pajo, campioni post-rock e post-folk, nonchè la fenomenale batteria di Jimmy Chamberlin, mentre al basso e al violino c'è l'ex Perfect Circle Paz Lenchantin. L'album delude la maggior parte dei critici e dei fan, solo pochi riescono, rigando un po' gli specchi, a giustificarlo come un capolavoro. I musicisti vanno in direzione di una musica non impegnativa e colorata come l'arcobaleno protagonista dell'artwork, ma qualcosa nella fase di produzione (e tra i membri del gruppo) non va per il verso giusto, perciò nonostante sia apprezzabile il tentativo e la voglia di cambiare pelle, alla fine il lavoro suona zuccheroso, buone melodie e qualche intuizione non bastano, la parte sperimentale è un po' abortita, la sensazione generale è di incompiutezza. Per quanto mi riguarda "Mary Star Of The Sea", a parte un paio di episodi, funziona, ma devo ammettere che parlo da appassionato, e in ogni caso eravamo abituati ad altri livelli. I livelli Smashing Pumpkins, penserete voi. Niente affatto: i livelli degli Zwan al loro esordio live. Si tratta di fare un passo indietro, tornare indietro nel tempo di più di un anno rispetto all'esordio discografico e raccontare le cose dall'inizio, basandosi sui ricordi e le registrazioni live che ho elencato in fondo.
Autunno 2001, non è passato neanche un anno dal concerto di addio dei Pumpkins e già tra le messageboard dedicate all'artista chicaghese si vocifera di una nuova band dal nome Djali Zwan, una band progettata quando Corgan era ancora sbarbato, e non ancora pelato, e mai entrata in cantiere fino ad allora. 16 novembre 2001: la fantomatica band esordisce sotto il nome "Zwan?" con uno spettacolo grintoso alla Glass House di Pomona, California. Fino alla fine dell'anno e per parte del 2002 i brani che la band propone non hanno nulla a che fare con quelli che finiranno nel disco del 2003: sono composizioni energiche e sincere, in cui Corgan, coadiuvato dagli amici Matt Sweeney (Chavez) alla chitarra, David Pajo (Papa-M, Slint, Tortoise, nelle foto è raffigurato come un cervo e viene chiamato "Skullfisher") al basso e il fido Jimmy Chamberlin alla batteria, sperimenta un nuovo modo di scrivere, dove riesce a coniugare un pop-rock "orecchiabile" a divagazioni chitarristiche genialoidi e trovate sonore spiazzanti. Tutti i brani sono intelligenti senza essere pretenziosi, coinvolgenti senza essere banali. La via non è Pumpkins e nemmeno Zwan "Mtv". E' una via fatta di fraseggi progressive, ritornelli disimpegnati e potenti, con chitarre e batteria che infrangono spesso il muro del suono evitando però la prolissità rumoristica. Prima che i brani del secondo periodo (2002-2003) prendessero il sopravvento nelle setlists degli Zwan c'erano canzoni che davano forma al sogno di poter creare un futuro "di gruppo" indipendente dall'egocentrico e centrifugo passato dei Pumpkins. I titoli di queste canzoni sono sconosciute a tutti, eppure sono tra la migliore produzione di quegli anni:
"Glorious",
"Cast A Stone" e
"Chrysanthemum" sono epiche, veloci, compatte;
"El Sol" e
"The Empty Sea" brillano, sfavillano di freschezza;
"What Have They Done To Me",
"The Shining Path" e
"Of A Broken Heart" forse sono ballate, forse no, e sfiorano una malinconia indefinibile, una dolcezza del tutto nuova. Poi ci sono magnifiche cavalcate prog e hard rock, come
"Jesus I" in medley con
"I'm Waiting For The Man" dei Velvet Undergroung e
"Spilled Milk", intermezzi strumentali dal sapore acido e le partecipate cover di
"Don't Let Me Down" dei Beatles e
"What The World Needs Now Is Love" di Bacharach.
Arriva il 2002 e porta nuove canzoni delle quali molte mediocri, una nuova bassista, cioè Paz dei Perfect Circle, forse scelta per qualità non propriamente musicali, e un certo hype "commerciale". Purtroppo l'idea dei Djali Zwan viene pian piano messa da parte per far spazio ai True Poets Of Zwan, cioè sorrisi, arcobaleni sfolgoranti, felicità costruità a tavolino e chitarrine sfavillanti... ma qualcosa di quella spinta rimane nello spirito intimo, acustica che anima le informali serate open mic all'Hideout di Chicago: abbiamo avuto prova di questi originali concerti grazie alle due compilation messe in libero download sull'inguardabile e scomodissimo sito ufficiale della band. Alla voce si alternano tutti i membri del gruppo, si sperimenta un folk che parte dai Palace Brothers, passa dal gospel di
"God's Gonna Set This World On Fire" e
"I Held A Rose" e si appropria di
"The Number Of The Beast" degli Iron Maiden, gli Yes, Ted Nugent, Otis Redding, il blues di Blind Willie McTell, e ancora gli immancabili Vlevet Underground, Dylan, Cohen e Waits, fino ad Haydn (sì, il compositore classico). Tra i brani autografi migliori abbiamo
"Friends As Lovers, Lovers As Friends",
"Riverview" e
"For Your Love", che rimarranno nel repertorio fino alla fine e saranno chiavi di volta del concerto acustico nel febbraio 2003 al Cafè De La Danse di Parigi, occasione in cui i frammenti di "Mary Star Of The Sea" assumono nuova dignità grazie ad una rivistazione country tra il vivace e il sussurrato.
Purtroppo molte volte se non si è appassionati è difficile conoscere i retroscena, le perle nascoste, le intenzioni di una band. Molta gente storce il naso quando sente parlare di Zwan, non a torto dal momento che di tangibile e "ufficiale" rimane solo un album scarsino, ed è questo che mi ha spinto a riportare alla luce un'atmosfera di grandi potenzialità che realmente avrebbero potuto concretizzarsi in una release eccezionale se solo fossero state fatte delle scelte diverse (non solo dal punto di vista commerciale) e se i rapporti all'interno dell'ensemble non si fossero guastati, cosa probabilmente già in corso durante la lavorazione del disco. Quale sia stata la causa della rottura dell'ottimo feeling iniziale non è data sapere con precisione, e nemmeno ci interessa (tra le ipotesi: il conteso fondoschiena di Paz, la droga, il fatto che secondo Billy gli altri erano fancazzisti, il caratteraccio egocentrico del cantante, discordie su arrangiamenti e aspetto promozionale...). A metà 2003 il tour estivo venne annullato, e a settembre, dopo tanti buoni propositi (un cd acustico, un nuovo dvd) arrivò la notizia che tutti sospettavano.
Billy non aspetterà un attimo per far sentire nuove canzoni (le Chicago Songs, ad oggi ufficialmente ancora inedite) e pubblicare un libro di poesia (Blinking With Fists), ma questa è un'altra storia. Se qualche testimonianza di quella splendida speranza di fine 2001 è rimasta, la si può ascoltare sparsa per la rete. Ecco di seguito i link di alcuni concerti per conoscere i veri Zwan, ciò che avrebbero potuto (e dovuto) essere.
Glass House, Pomona, California, 16.11.2001
Galaxy Theather, Santa Ana, California, 18.11.2001
Roxy, LA, California, 21/11/2001
Hideout Compilation 1
Hideout Compilation 2
Cafè de la danse, Paris, 08.02.2003
da
"Glorious"
"we're giving up love for what i've said
can't you see we all play dead
and all other thoughts went unspoken
times were good and times were bad
time was all i ever had
and may your circle stay unbroken, glorious
you fall and i fall, glorious"
Video - nessuno del 2001, ma ottime performance del 2003!
Riverview,
2003-06-06 - Rock AM Ring Festival at Nuerburgring, Germany
Don't Let me Down, sempre Rock Am Ring
Jesus I, Pinkpop festival, 2003
Mary Star Of The Sea, seguito della precedente
For Your Love, sempre Pinkpop
Feel-Glass aka Dune Buggy